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21 Mag 2007

TEST

Posted by Blog Admin. 10 Commenti


LEI TI E? FEDELE?

1) Mentre tu giochi a calcetto lei.

A – Ti aspetta indifferente a casa
B ? Ti accompagna e ti guarda da bordo campo facendo il tifo per te
C – Esce con la solita amica di cui poi parla sempre male e che tu non vedi da ormai tre anni
D ? Viene con te e guarda la partita, ma tifa per il sosia di Bred Pitt che gioca nella squadra avversaria!

2) Vorrebbe che tu comprassi?

A ? Una Mercedes, meglio se cabrio, perché si vergogna di continuare ad andare in giro con la Panda young che è da sfigati!
B ? La multipla accessoriata già con tre sedili per bambini?
C ? Considerando che casa è sua? un camper!
D ? Una moto da corsa, ben sapendo che sei impedito anche ad andare in bicicletta?

3) Mentre guardate un film romantico e strappalacrime lei?

A- Lo guarda seduta sul divano stringendo a se un cuscino ma senza fare una piega
B- Si appoggia a te, ti stringe e piagnucola tutto il tempo
C- Dice ?che palle? e mette il dvd di nove settimane e ½
D- Ti molla sul divano e va nell?altra stanza a telefonare ad un collega per un?importante questione di lavoro? (anche se è disoccupata).

4) L?ultimo natale ti ha regalato?

A- Un profumo dozzinale o un pull-over rosso con le trecce!
B- Il cellulare con la videochiamata?
C- Un week end a Montecatini Terme? da solo! (perché quel week end lei andrà ad Amsterdam con le amiche)
D- L?abbonamento a Play Boy

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RISULTATI

Prevalenza di risposte A: Inizia a non poterne più di te, ti sta chiaramente lasciando! Ma hai ancora una possibilità, puoi ancora recuperare il rapporto:
basta che tu dimagrisca 15 chili e faccia 6 al superenalotto!

Prevalenza di risposte B: Ti ha praticamente incastrato! E? tutto deciso: tra un anno il matrimonio, tra un anno e nove mesi il primogenito, tra due anni e mezzo il secondo… e a quel punto avrà bisogno di una mano in casa, quindi o le paghi una colf (che non puoi permetterti, ovviamente) o ti metti la suocera in casa (?no tua mamma no! perché se ha viziato te figurati i nipoti??).

Prevalenza di risposte C: Occhio agli stipiti delle porte! E se sentendo cantare cervo a primavera ti dovessi sentire chiamato in causa, non vuol dire che tu sia permaloso? forse sei solo realista.
Il tradimento è il suo pane quotidiano e tu, come dice il detto popolare ?hai più corna di un cesto di lumache?!
Ti resta solo da scoprire se sta aspettando il momento buono per mollarti, o se non ti lascerà mai visto che adora i deliziosi ristoranti dove la porti e i tuoi lussuosi regali.

Prevalenza di risposte D: Sei sull?orlo del baratro: non ti ama; non ti ha mai amato e da sempre ha tre amanti? vuole solo i tuoi soldi. Il suo progetto è: sposarti e poi divorziare o, comunque, sbarazzarsi di te? quindi se hai bluffato e non hai una lira? è venuto il momento di dirglielo.

Riferimenti: Nella foto l’attrice Anita Caprioli

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12 Mar 2007

La Patata Bollente

Posted by Blog Admin. 36 Commenti

Sottotitolo: E se San Giovanni fosse stato gay?

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5 Feb 2007

Cosa sarà…

Posted by Blog Admin. 31 Commenti

L’amore è illusione

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26 Gen 2007

C’ERA ‘NA VORTA A ROMA

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SECONDA PASQUINATA di Vitangelo Moscarda

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22 Gen 2007

La solitudine

Posted by Blog Admin. 50 Commenti

E’ la mia convivente. E’ una buona convivente. Non si può dire che sia invadente; è molto discreta anche se ti sta sempre addosso e non ti molla un secondo. Non le si può rimproverare di non lasciarti libero di fare quel che vuoi. E poi non fa chiasso, non occupa il bagno, non scalda nel letto, è vero, ma non ha nemmeno i piedi gelati. E’ un camaleonte che può mimetizzarsi, ed è come se non ci fosse, o girarti per casa assumendo ora l’aspetto di Bellucci, ora di Mazzamauro. Il trito e ritrito paradosso del sentirsi soli in mezzo alla gente non c’entra nulla, quello è un problema con se stessi, una sensazione post traumatica… non una convivenza serena come la nostra. Un rapporto libero, da amanti, lei è molto più fedele di me… mi è quasi devota, mi aspetta paziente, tanto sa che non mi allontano troppo. Io la tradisco spesso e penso sempre che le darò il benservito un giorno di questi. Ma lei serafica mi guarda mentre mi preparo per uscire con una nuova fiamma, insacca le spalle e mi fa un sorriso tenero, o forse compassionevole, e mentre esco di casa mi dice un letterale “arrivederci!”… lo sa che tornerò e si beffa della mia provvisoria sicumera. Ci sono volte che mi arrendo alla sua costanza, anzi mi affascina… sento di potermene innamorare, e questo mi piace e spaventa insieme, come innamorarmi di chiunque altra. Significherebbe dedicarle tutto me stesso, rinunciare alle altre, e questo non mi va… ma lei mi ama, vuole il mio bene e mi promette di non farmi male, di anestetizzare i miei nervi scoperti, di riemerginare le mie ferite, di curarmi e di farmi scudo. Ieri sera ad esempio ho snobbato la Bellamazzone e ho deciso di passare la serata in casa con lei e siamo stati bene. Abbiamo visto un film romantico, io l’ho trovato quasi commovente e lei ha riso di me, mi ha sussurrato nell’orecchio “non farti ingannare romanticone, lo sai che certe cose esistono solo nei film… la realtà è un’altra cosa”. Sapevo che aveva ragione, ma no le ho dato soddisfazione e le ho risposto acido “lo vedremo!”… ma intanto mi sono accoccolato sul suo seno e ho affondato le narici nel suo profumo. Poi ci siamo addormentati abbracciati stretti. Ho pensato che raramente una donna mi ha stretto con tanto amore, e quando mi ha detto “se vuoi sarò per sempre tua…” ho pensato che lei è l’unica che può dirlo sul serio, l’unica a cui puoi credere ciecamente.

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17 Gen 2007

L’aumento de stipendio

Posted by Blog Admin. 15 Commenti

La pasquinata di Vitangelo Moscarda

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28 Dic 2006

Sonnet 18

Posted by Blog Admin. 29 Commenti


Potrei forse compararti ad una calda giornata di primavera?

Ma tu sei certo più incantevole e mite;

i venti minacciosi di maggio scuotono i delicati germogli

e la bella stagione ha una durata così breve…

certe volte il sole nel cielo risplende caldo e lucente,

ma spesso il suo scintillio aureo si offusca

e di ogni lucentezza si spegne il bagliore

depauperato dal fato o dall’inesorabile corso della natura.

Ma la tua eterna estate non si dissolverà

nè smarrirà la lucentezza che ti appartiene;

non potrà vantarsi la morte del tuo vagar nella sua ombra

quando sulla soglia eterna tu ti opporrai al tempo

perchè fin quando ci sarà un respiro od occhi vedranno

questi versi risplenderanno per mantenerti in vita.

di William Shakespeare
(traduzione e adattamento di Vitangelo Moscarda*)

Testo originale:

Shall I compare thee to a summer’s day?
Thou art more lovely and more temperate:
Rough winds do shake the darling buds of May,
And summer’s lease hath all too short a date:
Sometime too hot the eye of heaven shines,
And often is his gold complexion dimm’d;
And every fair from fair sometime declines,
By chance, or nature’s changing course untrimm’d;
But thy eternal summer shall not fade,
Nor lose possession of that fair thou ow’st;
Nor shall Death brag thou wander’st in his shade,
When in eternal lines to time thou grow’st:
So long as men can breathe, or eyes can see,
So long lives this, and this gives life to thee.

*questa traduzione semi-letterale che ho trovato su internet
“nun se pò senti” ;)

sonetto 18

Dovrei paragonarti ad un giorno d’estate?
Tu sei ben più raggiante e mite:
venti furiosi scuotono le tenere gemme di maggio
e il corso dell’estate ha vita troppo breve:
talvolta troppo cocente splende l’occhio del cielo
e spesso il suo volto d’oro si rabbuia
e ogni bello talvolta da beltà si stacca,
spoglio dal caso o dal mutevol corso di natura.
Ma la tua eterna estate non dovrà sfiorire
nè perdere possesso del bello che tu hai;
nè morte vantarsi che vaghi nella sua ombra,
perchè al tempo contrasterai la tua eternità:
finchè ci sarà un respiro od occhi per vedere
questi versi avranno luce e ti daranno vita.

P.S. Certo sono un genio: pubblicare un sonetto di William Shakespeare dopo un mio scritto… impavido e temerario? no… incosciente e blasfemo! :)

Riferimenti: Il sonetto è stato musicato e interpretato da D.Gilmour

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21 Dic 2006

1, 10 100, 1000 WELBY

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EUTANASIA

postato da VITANGELO MOSCARDA

Due parole non di più le voglio dedicare a questo tema.
Anche sulla scia dell’emozione profonda che mi suscitò il bellissimo film di Clint Eastwood “Million dollar baby”, e la vicenda eclatante di Terri Schiavo mi occupai già di questo tema, che oggi trna alla ribalta in Italia col caso Welbi.

Non mi permetto di esprimere giudizi… a dire il vero neanche opinioni.
Sono argomenti delicati come tutti quelli al confine tra vita e morte.
Come per altri temi (aborto, suicidio, tecniche di fecondazione…) ritengo solo che nel dubbio la libertà di coscienza mi pare la cosa più intelligente.
Ma in effetti ci sono sempre buoni argomenti per essere a favore… come per essere contrari.

Esiste un diritto alla morte? Forse sì, forse no.
Dipende… c’è un dio? gli dobbiamo riconoscenza per averci donato questa vita? Sì? allora non abbiamo diritto di disporre della nostra morte come di quella altrui…
Non c’è nessun dio? e se anche ci fosse troviamo questa vita e il mistero sulla sua fine uno strano scherzo di discutibile gusto? sì?
allora possiamo disporre della nostra morte come meglio crediamo… anzi per questa via sì puo’ giungere non solo a giustificare l’eutanasia, ma persino fino all’elogio del suicidio come massima espressione forse unica vera manifestazione del libero arbitrio… rifiutare le condizioni di un gioco imposto…

Diverso è certo il caso in cui della vita di un individuo sia un altro a decidere e non il legittimo titolare…
e non mi riferisco all’omicidio, ovviamente, ma a casi come l’aborto e l’eutanasia… simili nella loro assoluta diversità.
Non è il titolare ascegliere ma seppur con motivazioni giustificabili, persino lodevoli ed amorevoli in alcuni casi… è sempre un terzo a decidere della vita del soggetto in bilico tra vita e morte.

E a poco vale sapere l’opinione che aveva quella persona prima di trovarsi in quella tragica condizione… si cambia idea nella vita per molto meno e su argomenti ben più futili. Chissà quante persone in coma e che sono sempre state a favore dell’eutanasia, implorerebbero se potessero di non staccare mai la spina che li tiene seppur debolmente appesi alla vita!

riflettendo

Vitangelo Moscarda

http://vitangelomoscarda.blog.tiscali.it/pk1898394/

forse puo’ interessare:
______________________________________________________________________

Hans Georg Gadamer

Sisifo e il diritto alla morte
Il mito di Sisifo è noto come quel mito che descrive la condanna di Sisifo a subire una punizione del mondo dei Morti. Secondo la versione omerica, Sisifo doveva continuamente spingere un masso di marmo fino alla sommità di un colle ma, poco prima di giungere alla sommità, il masso insidioso gli sfuggiva sempre rotolando a valle. Questa figura mitica viene usata spesso; si dice – ad esempio – “è una fatica di Sisifo”, quando si tratta di un lavoro pesante; oppure si afferma che Sisifo significa in realtà affrontare e iniziare le cose con rinnovata energia.
Sisifo viene considerato in effetti una sorta di eroe che si afferma con tenacia ed ostinazione. Ma se consideriamo più attentamente il mito, e tralasciamo l’uso che ne fa il nostro modo di pensare così attivistico, emerge qualcosa di estremamente interessante.

Sisifo è stato per l’appunto condannato a questa pena per un determinato motivo;
egli ha ingannato la morte. Come lo ha fatto? Per noi Sisifo significa effettivamente qualcosa di simile a scaltro, a colui che trova sempre una strada, un trucco: con i suoi inganni egli è riuscito persino ad aggirare il suo ingresso nell’Ade. Per punire questo, ossia per punire la sua volontà di sfuggire alla morte con l’astuzia, è stato condannato ad un tale tormento.
Con ciò in realtà si intende dire che si può infliggere una punizione alla volontà di sfuggire alla morte solo con un terribile prolungamento della vita. Quando lessi il mito mi venne di colpo in mente l’uso che oggi gli uomini ne fanno: “Mio Dio! Noi siamo tutti un po’ su questa strada, prolunghiamo artificiosamente la vita”.
Negli attuali centri di terapia intensiva e negli ospedali geriatrici favoriamo il prolungamento vegetativo della vita che per così dire ci allontana dalla morte naturale, la ritarda in un modo che può apparire come una sorta di tormento di Sisifo forse in un senso più profondo – il fatto cioè che la nostra vita cosciente si affievolisce rimanendo ormai solo come esistenza vegetativa. Per il modo in cui le nostre possibilità tecniche ci mantengono in vita, Sisifo ha acquisito un nuovo significato simbolico: noi tutti probabilmente dobbiamo continuamente imparare che morire è anche un processo di apprendimento, e non è solo il cadere in uno stato di incoscienza.

DOMANDA: Professor Gadamer, c’è un diritto alla morte così come c’è un diritto alla vita?

Io risponderei:
“Sì!”. Si ha questo diritto, perché si è uomini liberi e perché lo scopo della terapia medica presuppone la persona; presuppone quindi che si abbia a che fare con un uomo il cui volere deve esser rispettato. In questo senso non mi sembra affatto difficile rispondere alla domanda. Nella prassi diviene però molto più difficile poiché il morire, l’agonia stessa, è un lento paralizzarsi della libera possibilità di decidere in cui l’uomo vive come uomo consapevole e sano. Per questo è una domanda ragionevole la sua. Io comunque risponderei così come ho fatto.

(Tratto dall’intervista “Il filosofo e la morte” – Fermo, Palazzo dei Priori, mercoledì 10 aprile 1991)

http://vitangelomoscarda.blog.tiscali.it/pk1898394/

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19 Dic 2006

EUTANASIA

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Due parole non di più le voglio dedicare a questo tema.
Anche sulla scia dell’emozione profonda che mi suscitò il bellissimo film di Clint Eastwood “Million dollar baby”, e la vicenda eclatante di Terri Schiavo mi occupai già di questo tema, che oggi trna alla ribalta in Italia col caso Welbi.

Non mi permetto di esprimere giudizi… a dire il vero neanche opinioni.
Sono argomenti delicati come tutti quelli al confine tra vita e morte.
Come per altri temi (aborto, suicidio, tecniche di fecondazione…) ritengo solo che nel dubbio la libertà di coscienza mi pare la cosa più intelligente.
Ma in effetti ci sono sempre buoni argomenti per essere a favore… come per essere contrari.

Esiste un diritto alla morte? Forse sì, forse no.
Dipende… c’è un dio? gli dobbiamo riconoscenza per averci donato questa vita? Sì? allora non abbiamo diritto di disporre della nostra morte come di quella altrui…
Non c’è nessun dio? e se anche ci fosse troviamo questa vita e il mistero sulla sua fine uno strano scherzo di discutibile gusto? sì?
allora possiamo disporre della nostra morte come meglio crediamo… anzi per questa via sì puo’ giungere non solo a giustificare l’eutanasia, ma persino fino all’elogio del suicidio come massima espressione forse unica vera manifestazione del libero arbitrio… rifiutare le condizioni di un gioco imposto…

Diverso è certo il caso in cui della vita di un individuo sia un altro a decidere e non il legittimo titolare…
e non mi riferisco all’omicidio, ovviamente, ma a casi come l’aborto e l’eutanasia… simili nella loro assoluta diversità.
Non è il titolare ascegliere ma seppur con motivazioni giustificabili, persino lodevoli ed amorevoli in alcuni casi… è sempre un terzo a decidere della vita del soggetto in bilico tra vita e morte.

E a poco vale sapere l’opinione che aveva quella persona prima di trovarsi in quella tragica condizione… si cambia idea nella vita per molto meno e su argomenti ben più futili. Chissà quante persone in coma e che sono sempre state a favore dell’eutanasia, implorerebbero se potessero di non staccare mai la spina che li tiene seppur debolmente appesi alla vita!

riflettendo

Vitangelo Moscarda

forse puo’ interessare:
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Hans Georg Gadamer

Sisifo e il diritto alla morte

Il mito di Sisifo è noto come quel mito che descrive la condanna di Sisifo a subire una punizione del mondo dei Morti. Secondo la versione omerica, Sisifo doveva continuamente spingere un masso di marmo fino alla sommità di un colle ma, poco prima di giungere alla sommità, il masso insidioso gli sfuggiva sempre rotolando a valle. Questa figura mitica viene usata spesso; si dice – ad esempio – “è una fatica di Sisifo”, quando si tratta di un lavoro pesante; oppure si afferma che Sisifo significa in realtà affrontare e iniziare le cose con rinnovata energia.
Sisifo viene considerato in effetti una sorta di eroe che si afferma con tenacia ed ostinazione. Ma se consideriamo più attentamente il mito, e tralasciamo l’uso che ne fa il nostro modo di pensare così attivistico, emerge qualcosa di estremamente interessante. Sisifo è stato per l’appunto condannato a questa pena per un determinato motivo; egli ha ingannato la morte. Come lo ha fatto? Per noi Sisifo significa effettivamente qualcosa di simile a scaltro, a colui che trova sempre una strada, un trucco: con i suoi inganni egli è riuscito persino ad aggirare il suo ingresso nell’Ade. Per punire questo, ossia per punire la sua volontà di sfuggire alla morte con l’astuzia, è stato condannato ad un tale tormento.
Con ciò in realtà si intende dire che si può infliggere una punizione alla volontà di sfuggire alla morte solo con un terribile prolungamento della vita. Quando lessi il mito mi venne di colpo in mente l’uso che oggi gli uomini ne fanno: “Mio Dio! Noi siamo tutti un po’ su questa strada, prolunghiamo artificiosamente la vita”.
Negli attuali centri di terapia intensiva e negli ospedali geriatrici favoriamo il prolungamento vegetativo della vita che per così dire ci allontana dalla morte naturale, la ritarda in un modo che può apparire come una sorta di tormento di Sisifo forse in un senso più profondo – il fatto cioè che la nostra vita cosciente si affievolisce rimanendo ormai solo come esistenza vegetativa. Per il modo in cui le nostre possibilità tecniche ci mantengono in vita, Sisifo ha acquisito un nuovo significato simbolico: noi tutti probabilmente dobbiamo continuamente imparare che morire è anche un processo di apprendimento, e non è solo il cadere in uno stato di incoscienza.
DOMANDA: Professor Gadamer, c’è un diritto alla morte così come c’è un diritto alla vita?
Io risponderei: “Sì!”. Si ha questo diritto, perché si è uomini liberi e perché lo scopo della terapia medica presuppone la persona; presuppone quindi che si abbia a che fare con un uomo il cui volere deve esser rispettato. In questo senso non mi sembra affatto difficile rispondere alla domanda. Nella prassi diviene però molto più difficile poiché il morire, l’agonia stessa, è un lento paralizzarsi della libera possibilità di decidere in cui l’uomo vive come uomo consapevole e sano. Per questo è una domanda ragionevole la sua. Io comunque risponderei così come ho fatto.
(Tratto dall’intervista “Il filosofo e la morte” – Fermo, Palazzo dei Priori, mercoledì 10 aprile 1991)

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19 Dic 2006

la mia anima nella penombra

Posted by Blog Admin. 31 Commenti


E’ ORA DI GIRARE LA CLESSIDRA

SMETTERLA DI CONTEMPLARE LA SABBIA CHE SCORRE

DOCILE E COSTANTE COME PIOGGIA D?AUTUNNO

INGOMBRANTE IL PESO DEL TEMPO

COMPRENDO CHE FINIRA? PER SCHIACCIARMI

SCHIERO TUTTE LE MIE DIFESE

E TREMANO I POLSI DI PAURA

OSCILLA COME FIAMMA LA MIA ANIMA NELLA PENOMBRA

AMA OPACA E INCERTA COME FIAMMA DI CANDELA

BASTA UNA CORRENTE PER SPEGNERLA

ANIMALE, LA MIA INSOFFERENZA, SMANIA,

RUBA SERENITA? E TEMPO AL MIO TEMPO

BRINDO STANCO AD UN ALTRO ANNO

ANCHE SE NON HO DI CHE BRINDARE

PIANGO DIAMANTI SCIVOLATI VIA

PERSI COME SABBIA ARSA TRA LE DITA

AMEN

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